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Calabria

 

Calabria Tra Mito e Realtà: La Calabria è una penisola nella penisola tutta protesa nel mare, ha circa 800 km di costa da Praia a Mare a Reggio Calabria lungo il Tirreno e da Reggio Calabria a Rocca Imperiale lungo lo Ionio.I Greci chiamavano l'attuale Calabria Brettia, da Bretto figlio di Ercole. I Romani tradussero questo nome in Bruzio e da allora fu chiamata Bruzio fino all'epoca Bizantina. In antico la Calabria fu abitata da Morgheti, da Coni, da Entri e da tali Itali. Questi ultimi due popoli le diedero, i primi,il nome di Enotria; più tardi, i secondi le diedero il nome ITALIA che in seguito fu esteso a tutta la penisola.Pur essendo circondata da 800km di coste, il territorio della Calabria è prevalentemente montuoso(6.298 kmq di montagna su una superficie totale di 15.080 kmq la collina occupa 7.428 kmq).Osservando la regione dall'alto, si vedrebbe infatti una distesa di monti appena interrotta dalle piane di Gioia Tauro, e di Lamezia, di sibari, e di qualche striscia pianeggiante lungo le coste (Locri, Scalea, Rossano etc. ) da qualche incisione provocata dai fiumi.Soprattutto per questo, la radice della cultura della Calabria è nell'interno, sulle montagne, là dove le popolazioni anno vissuto nelle varie generazioni, chè, la marina, non costituì mai,in modo continuativo, se non dal Sec XVIII in poi, un humus sufficientemente tranquillo per gli insediamenti umani a causa delle continue scorribande Barbaresche (tra i Secc. IX e XVII), delle inondazioni e della malaria.Anche oggi, dei 409 comuni Calabresi ben 387 si trovano in collina e in montagna. Sulla montagna nacquero e prosperavano le testimonianze più significative della cultura Calabrese: a San Giovanni in Fiore L' Abate Gioacchino a Stilo nacque e ad Altomonte, San Giorgio Morgeto e Soriano visse Tommaso Campanella; alla montagna, poi sono rivolte alcune tra le più espressioni della letteratura regionale, dai racconti di Nicola Misasi a quelli di Corrado Alvaro.Sia per la scarsità della popolazione che assomma oggi a duemilioni di unità, sia per la mancanza di vie di comunicazioni, (sono state sviluppate prevalentemente le vie di pianura e nei fondovalle) le montagne di Calabria sono ancora un mondo in gran parte incontaminato.

 


Briatico: Nella storia del periodo greco romano d'Hipponio non vi sono tracce dell'esistenza di un centro abitato sul litorale dell'odierna Briatico, allora naturalmente sfogo della città greca sul mare.Ma i reperti archeologici, che si rinvennero e continuamente affiorano alla luce nel nostro territorio,documentano che in quel lontano periodo il suo litorale fu denso di vita e di avvenimenti.Erano i primi passi delle indagine archeologiche e delle ricerche eseguite da uno studioso sul nostro territorio (archeologoPaolo Orsi)e pur avendo messo in evidenza qualche testimonianza di un lontano passato, sfuggirono all'Orsi il tempio Greco di Proserpina, smantellato dai normanni, il complesso portuale greco esistente sotto Briatico oltre duemila anni fa, con le sue strutture ancora visibili sullo sfondo marino a Trainati, le ville romane ricche di colonne marmoree e di mosaici di Papaglionti, Trainiti e Monte Lapa, il vivarium o peschiera di S. Irene e le numerose necropoli greco-romane sparse sul territorio.Oggi i villaggi lungo la costa si susseguono, il paesaggio muta in pochi chilometri,la luce è vivida, i colori sono forti, a nord Pizzo a sud Troppa, si resta folgorati per la bellezza del paesaggio,si è come assaliti da una spinta folle di spiccare il volo nell'infinito tanto l'animo si apre a qualcosa che non afferri ma che ti domina. Lo spendore del cielo terso e del mare trasparente, il verde argenteo delle colline coperte di boschi d'olivo giganti ti inebriano, le isole Eolie ti stanno davanti come un cumulo di nubi raso terra. BRIATICO è incastonata in questo spettacolo della natura, e che dire, un mio amico diceva “La tua terra è la più bella che mi sia capitato di visitare e dire che ero convinto di vedere paesaggi selvaggi e gente primitiva …Siete riflessivi,pensatori. La Vostra ospitalità è il segno di quell'antica civiltà di cui siete a buon diritto gli eredi


La Cucina Calabrese: nei secoli le nostre ave appresero parole, usanze e ricette dai Bruzi, dai romani,dai normanni,dagli arabi, dagli spagnoli, dai francesi, dai napoletani e dai siciliani tutto adattarono al loro gusto, spesso semplificando gli ingredienti, utilizzando sempre la varietà dei prodotti offerti dalla loro terra e dal loro mitico mare, esaltando le pietanze più umili col piccante del peperoncino e con gli aromi del basilico e dell' origano, del finocchio selvatico e del sambuco, qui in questa mitica terra rigogliosi. Nei periodi di miseria più nera il bisogno acuì la fantasia ed esse impararono ad utilizzare persino le bucce dei meloni e dei fichi d'India, che trasformavano in gustose minestre e in croccante fritture….Così, dall'incontro dei popoli e di culture diverse, nacque la civiltà della nostra mensa, ora sapientemente semplice, ora festosamente ricca; nacquero cosi i nostri piatti tipici, in cui si fondono la luce e il colore del nostro sole, il profumo delle nostre marine e i verdi intesi della piana,della fertile collina, dei suggestivi pascoli presilani.




 
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